Paolo Pera
Paolo Pera è nato ad Alba (CN) il 22 giugno del 1996, diplomato in Arti Figurative ha poi conseguito la laurea in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino con una tesi sull’estetica di Gianni Vattimo e le possibili declinazioni poetiche del Pensiero debole. Nel 2012 esce un tentativo di romanzo breve; nel 2020 esordisce come poeta con la silloge La falce della decima musa (Achille e La Tartaruga Ed.); nel 2021 v’è la prima edizione di Pierino Porcospino, una riscrittura “macabro-giocosa” di Der Struwwelpeter di Heinrich Hoffmann; tra il 2021 e il 2022, per le Edizioni Ensemble, pubblica il dittico composto da Pietà per l’esistente. Satire e poesie censurabili e Pena di me stesso. Debolezze scanzonate. Nel 2023 è tra i curatori di Fissando in volto il gelo. Poeti contro il Green Pass (Terra d’ulivi; pref. di Angelo Tonelli); nello stesso anno è individuato per la prima volta da Giuseppe Conte come proposta al Festival Ariel LericiPea Giovani. Nel 2024 fa parte del gruppo di poeti raccolti da Silvio Raffo nell’antologia Il verso è tutto. I nuovi lirici (Edizioni Croce), lo stesso è tradotto da Antonio Nazzaro in Palabras Jóvanes de Italia. Giovani parole d’Italia (Centro Cultural CubaPoesía), e, sempre in quell’anno, collabora alla realizzazione dell’opera omnia poetica di Mary de Rachewiltz, Processo in verso. Tutte le poesie italiane (Bertoni Ed.), a cura di Massimo Bacigalupo. Si diletta col fumetto, la critica letteraria e la pittura.
IL «BAMBINO VERO»
Ormai sei rosa e il fuco che infiora,
Il padre di tuo padre che non riesce
A perseguire il bene universale
Per orgoglio; ma tu disciogli tutto,
E sei l’erbetta azzurra dell’estate
Adesso che è partita la stagione
Del granchio che si fece moschettiere
(Ma solo per difesa, maï attacco,
Ché l’uso del fioretto, il giacobino,
Fatica a fare proprio, suo malgrado:
Esulta, né si sa chi gliel’ha chiesto,
Appena scatta la sua ghigliottina…);
E tutto è cheto azzurro, nel pensiero,
La mente come un cielo che ti elegge
A Principe fra gente che ti guarda,
Ma torva, nei tuoi balli da baccante
Entro il fieno del Solstizio d’Apollo
(Che in sé stesso ha fatto una sintesi,
E la pace, con Dioniso fanciullo):
Adesso danzi e canti e partorisci
Stelle, né più ti inganni sul villaggio
Di funghi dove stanno gli altri azzurri,
Perché dal drago non fuggi, né sbagli
Fingendo che risieda nell’esterno –
La testa metti in bocca alla paura
E torni dalla Balena rotondo,
In fine pronto per la quadratura.
LA SOLITUDINE LABORIOSA
Per la Solitudine, la tua veste
Hai scelto bianca come l’oro in Luce,
E vedi lo stordimento d’intorno
A te, patrono d’arroganza: sono
Privi di realizzazione, questi
Che danzano festosi nel dolore
Di una Fontana che gli fa da miele;
E loro miele anch’esso per le mosche
(L’inganno nel vedersi seducenti
E non vedove nere, disgustose:
Del miele col sapore di catrame) –
Chiunque sta aspettando redenzione
Da qualche Agnello di là da venire
(Abele che si prostri al Sacrificio…);
Ma tu la «veste bianca» vuoi indossare
Per il piacere che gusti a lavorare.
