Ali Fatmi Abbadi

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La prima era una casa blu, con un portone
che si sforma, perde angoli e fessure a ricordarlo, con lui
anche mia nonna è stata giovane
in quella casa in cui ha perduto il suo dialetto.
Quello era il tempo di ricevere una madre
per mia madre, l’amore, per mia nonna, quell’amore
che perduto l’ha distrutta.
E mentre mescolavo i bagnoschiuma
pensando di creare una pozione,
un incantesimo per essere italiano, in cucina
in lotta due fazioni mescolavano le grida
chi voleva tornarsene in Marocco e chi diceva
che il lavoro non è un sogno, lo si trova, che l’Italia
è una promessa e come tale
la manterremo.

Bahia
Invecchiavi e sbiadivi senza morire
e sul tuo seno i segni del male
si fanno incessanti. Li ho annotati per anni
in francese: la lingua dei nostri occhi.
Se cadi più in basso non cadi, mi hai detto
le cose mi parlano e portano via, mi hai detto
tante cose che non capivo.
Speravo saresti guarita da un umore
dove la gente si lascia annegare,
e invece continui a pulire le scale.
Acqua a secchiate, forse l’acqua
annega tutto, anche le voci
che gridano, non se ne vanno.
E ora sei sempre più stanca,
non si ferma la gente a guardare
la polvere che ingoi.
Sei stata la sola a salvarci e rimani
la sola a saperlo. Ormai,
nemmeno tu ti ricordi più nulla.