Alessandro Agugliaro

*

La vita mi annaffia
fa crescere le mie stelle
erano pallide e pallide
saranno.

Per ora brillano nell’arco breve
di questo cielo
e lo vede il mondo, il bagliore
se lo mangia un po’, il resto lo sputa.

Rimarrà forse qualcosa
per l’ultimo giorno
di non fatto e nemmeno pensato.

Non ditelo a chi viene
il freddo d’inferno
della fiaccola mite
né l’assurdo vento del torrido
inverno.

Non vuole saperlo.

*

Non tumulto di fiamma
ma scrigno del fuoco,
altare di tutte le unioni
audaci e felici,
fucina di macero
di segni silenzi accenti
di sodalizi inediti
inaugurali,
crepitio di cieca speranza,
inno nella disfatta
sempre paziente e ostinato
sempre,
smanioso e furente
nella notte quieta.

Poeta.

Nato a Catania, ha avuto la fortuna di vivere in diverse città prima di decidere di tornare a casa. Per qualche anno ha insegnato matematica e fisica alle scuole superiori, ma al momento lavora come ricercatore. Ama leggere e suonare la chitarra, e quando può scrive racconti e poesie. Gestisce il blog di poesia www.trapesiepoesie.it.