Iodice
Maddalena
Foto di Kae Homma
La poesia di Maddalena Iodice (1992) come un moto continuo sorge e affonda nel corpo, creando paesaggi sonori le cui forme appartengono a un sentire primario. Il linguaggio diviene un fatto somatico, ascolta le inflessioni dell’addome, le contratture che dalle scapole si fanno respiro, l’impulso che dalle braccia si apre all’incontro. Attraversa i suoi testi un’oscillazione erotica, una pulsione costante e conflittuale all’Altro, in cui l’io nasce e muore continuamente. Non c’e risoluzione, se non il fluire ritmico del corpo nel suo costante divenire.
